Gv 15,22

« Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato.»

A differenza del tempo precedente l'incarnazione del Logos divino in Gesù... quando la non-conoscenza di Dio da parte degli esseri umani era riconducibile ad una loro “naturale” ignoranza... dopo la venuta del Figlio sulla terra, questa non-conoscenza diventa una colpa per gli appartenenti al mondo, i quali usano la propria umana libertà per rimanere “sordi” alle sue divine parole.
Per questo motivo Gesù si riferisce a questi increduli dicendo “non hanno scusa per il loro peccato” e... di fronte a queste sue parole... i lettori del Vangelo possono ricordare l'analogo principio già espresso nei confronti dei farisei: “se foste ciechi, non avreste alcun peccato” (Gv 9,41).

Segue: Gv 15,23-24

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"Logos"
"Mondo"

« Il loro peccato »

Rispetto alla linea teologica che, per esempio, in Luca è riassumibile nel celebre “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34)... il messaggio teologico di Giovanni assume una diversa direzione:
Poiché Gesù ha “parlato al mondo apertamente” (Gv 18,20) presentandosi come l'Inviato del Padre... e poiché tutta la Scrittura è orientata a far riconoscere la sua missione quale espressione del divino Piano di salvezza (Cfr. Gv 5,46)... ogni essere umano è messo nella condizione di discernere che il Suo insegnamento non viene da Lui stesso ma dal Padre (Cfr. Gv 7,17).
Per conseguenza... non rendersi conto di tutto ciò significa essere nel peccato.
Questo tema giovanneo fa da eco all'analogo principio presente nel Pentateuco e nei Libri profetici... dove si rimprovera agli Israeliti il peccato di idolatria quale negazione dell'Unico Dio, che si è rivelato loro mediante parole e atti di salvezza. 
Questo Vangelo riversa un analogo rimprovero su quanti non hanno accolto il Figlio, nel quale si è espresso il Padre... per cui il loro peccato, ben lungi dall'essere un mero errore morale, consiste nel mancato riconoscimento della realtà di Gesù in quanto Figlio inviato dal Padre, come dimostrano le sue parole ed opere (Cfr. Gv 15,24).

Vedi nel Glossario la voce "Peccato"